riparto sito4.jpg

Cura

Donazione

A volte la scatola che contiene la parte sana di una impresa non è in condizioni di sopravvivere, ma il contenuto è vivo e può essere “donato”, salvaguardando valore, persone, relazioni. 

Vogliamo costruire uno spazio di donazione di organi vitali, in cui le parti sane di aziende in difficoltà possano diventare driver di sviluppo per altre imprese, nel rispetto dell’equilibrio economico di tutti i soggetti coinvolti (donante compreso).

Può accadere, nella vita di un’azienda, che per concomitanti cause interne ed esterne, essa si ritrovi in “crisi”, oggi diremmo nella difficoltà di pagare “regolarmente” i debiti pianificati a 6 mesi. La crisi, generalmente intesa, genera sempre una riduzione del valore economico dell’azienda (che potremmo visualizzare come la somma dei flussi di cassa futuri che essa è presumibilmente in grado di produrre in quell’istante, sulla base di determinate ipotesi). Ebbene quando questo valore si riduce al di sotto del valore dei debiti di “natura finanziaria” accumulati (sinteticamente potremmo immaginare quelli bancari, ma non solo), possiamo dire che l’azienda è in una situazione di crisi (più o meno grave) in cui dovrà ristrutturare il suo debito finanziario. Statisticamente, purtroppo quando si giunge qui si va dal “medico” troppo in ritardo e la possibilità di riuscire a “salvare” l’impresa e riportarla in equilibrio senza “operare a cuore aperto”, nel panorama delle piccole e micro imprese italiane, è molto bassa. Questo per vari motivi di natura anche “culturale”, ma principalmente per mancanza di prevenzione e di velocità nell’attuare le corrette contromisure. In alcuni casi, se la crisi è grave, è meglio chiudere definitivamente, osservando comportamenti legalmente corretti onde evitare aggravi di responsabilità civile e penale in capo all’imprenditore (ad esempio depositando in proprio i libri in Tribunale). Altre volte, se la crisi, pur grave, si è palesata come “reversibile”, il tema, seppur delicato, diventa oltremodo stimolante in quanto risulta possibile valutare la possibilità di individuare il perimetro dell’azienda (o del ramo) che ha ripreso “vigore” e capire (rispetto all’indebitamento finanziario pregresso) quanto sia conveniente salvarlo tramite operazioni chirurgiche di “asporto” della “good company”, ovviamente in uno scenario di massima tutela dei creditori e dell’organo amministrativo, oltre che del terzo assuntore che permette il salvataggio (ad esempio con una società veicolo). Tale schema si presta ad essere utilizzato nei modelli giuridici più complessi e costosi (come il concordato preventivo in continuità) così come in quelli più semplici ed a basso costo (affitto d’azienda con fallimento in proprio), di fatto lo schema fattuale è lo stesso! Il minimo comun denominatore in tutto ciò è solo uno: l’esistenza in vita di un’azienda (o parte di essa) che, indipendentemente dal suo indebitamento finanziario storico, operativamente e finanziariamente abbia ripreso ad attrarre la fiducia dei suoi creditori “strategici” e riesca a produrre un flusso futuro di cassa “interessante” tale da poter permettere la fattibilità dell’operazione “chirurgica”.  

     

 

Estinzione e Trasformazione 

Possiamo condurre al meglio tutte le procedure di liquidazione previste dalla normativa sulla crisi e insolvenza delle imprese, preoccupandoci anche dei piani individuali o familiari (economici, psicologici, di vita) delle persone che ne fanno parte: soprattutto per le persone, che sono coinvolte da un evento che è sicuramente traumatico.